Implantologia - Dott. Antonio Tosciri

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IMPLANTOLOGIA
 
La sostituzione di denti persi con denti artificiali altrettanto affidabili è oggi possibile con gli impianti dentali osteointegrati. L’implantologia è la tecnica odontoiatrica che permette di fare ciò.
  
COS’E’ UN IMPIANTO OSTEOINTEGRATO?
Tosciri Antonio odontoiatra dentista Piacenza
Tosciri Antonio odontoiatra dentista Piacenza

Un impianto è semplicemente una vite in titanio puro che, inserita nell’osso in sostituzione delle radici dentali perse, diventa la nuova base sulla quale ricostruire i denti mancanti.


Con il termine di OSTEOINTEGRAZIONE si indica l’unione che avviene fra osso vitale e superficie in titanio puro dell’impianto.

Il chirurgo e ricercatore svedese Prof. P.I. Branemark fù il primo, già negli anni ’50, a dimostrare  che l’unione fra l’osso e il titanio della vite è in grado di conferire un ancoraggio stabile e duraturo utilizzabile per supportare protesi dentali, facciali ed ortopediche.
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Nel disegno a fianco vediamo la sezione di un dente artificiale costruito su di un impianto osteointegrato.
Dal 1965 migliaia di pazienti sono stati trattati con successo, prima in Svezia e successivamente nel resto del mondo.
Studi internazionali, basati sulla valutazione scientifica e rigorosa di oltre 12.000.000 di impianti posizionati in 350.000 pazienti seguiti per un periodo di oltre 25 anni, hanno fornito una percentuale media di successo per singolo impianto del 95%.

QUAL’E’ LA PROCEDURA PER LE PROTESI SU IMPIANTI?
QUANTO TEMPO OCCORRE?
 
Il trattamento implantologico è diviso in tre fasi: le prime due chirurgiche, mentre la terza è solo protesica.

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 1° FASE CHIRURGICA

Viene generalmente eseguita ambulatorialmente ed in anestesia locale.
Consiste nell’inserimento di un adeguato numero di impianti nelle zone edentule (senza denti) delle ossa mascellari con la successiva sutura dei tessuti gengivali nella loro posizione originale in modo che gli impianti rimangano totalmente sommersi.
I punti di sutura vengono rimossi dopo 7-10 giorni e nel frattempo i pazienti portatori di protesi mobile non potranno usare la vecchia protesi che comunque dovrà essere modificata e ribasata dal dentista prima di essere nuovamente usata dopo l’intervento.

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2° FASE CHIRURGICA

Terminata la prima fase chirurgica è necessario un periodo di guarigione di circa 4 mesi nella mandibola e di circa 6 mesi nel mascellare superiore. Tale periodo, in casi particolari (osteoporosi, innesti ossei, atrofie delle ossa mascellari), può essere anche più lungo (8-12 mesi).
Trascorso il periodo di guarigione, si passa alla seconda fase chirurgica, che consiste un piccolo intervento in anestesia locale, più rapido e meno traumatico del primo.
Gli impianti vengono scoperti e uniti ai pilastri protesici provvisori e viene accertata la loro stabilità;dopo di che i tessuti gengivali vengono suturati attorno ai pilastri protesici stessi.
I punti di sutura vengono rimossi dopo 7-10 giorni.

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3° FASE PROTESICA

Dopo circa 15 giorni dalla rimozione dei punti della seconda fase chirurgica si possono prendere le prime impronte per iniziare a costruire le prime protesi.
Anche la fase protesica viene generalmente suddivisa in due tempi:
-Il primo in cui si posizionano delle protesi provvisorie che permettono di valutare i possibili risultati sia funzionali che estetici.
-Il secondo in cui vengono posizionate le protesi definitive.
La durata della fase protesica, può variare da un mese per i casi più semplici fino ad oltre un anno per i casi più complessi.


QUALI CASI SI POSSONO TRATTARE CON GLI IMPIANTI E QUALI SONO LE CURE ALTERNATIVE?

PERDITA DI DENTE SINGOLO soluzione A

Tosciri Antonio odontoiatra dentista Piacenza     Tosciri Antonio odontoiatra dentista Piacenza     Tosciri Antonio odontoiatra dentista Piacenza
Le cure alternative sono:

Protesi mobile – I vantaggi sono un costo ridotto ed il mantenimento dell’integrità dei denti adiacenti.
Gli svantaggi sono uno scarso risultato estetico e l’ingombro di una protesi mobile poco giustificata per la sostituzione di un singolo dente.



Ponte adesivo – I vantaggi sono un buon risultato estetico ed il relativo mantenimento dell’integrità dei denti adiacenti che vengono leggermente limati con le frese. Gli svantaggi sono la relativa fragilità degli ancoraggi che ne limitano l’uso quasi esclusivamente come soluzioni provvisorie.



Ponte fisso – I vantaggi sono il buon risultato estetico e la semplicità di esecuzione. Lo svantaggio è rappresentato dalla necessità di rimpicciolire con le frese i denti adiacenti, sacrificandone così l’integrità.





PERDITA  DI  PIU’ DENTI  soluzione B

          

Anche in questi casi con la soluzione implantologia si possono ottenere delle protesi fisse con ottimi risultati estetici e funzionali.
 
Le cure alternative sono:
 
Ponte fisso – Stessi vantaggi e svantaggi visti in precedenza. Nel caso di perdita di più denti questa soluzione non sempre è attuabile, in quanto spesso non è disponibile un elemento dentale posteriore a cui ancorare il ponte ed inoltre non sempre il numero di radici naturali e le condizioni di salute delle gengive sono sufficienti a garantire la durata nel tempo della protesi.



Scheletrati – Sono delle protesi parziali mobili ancorate, con ganci o attacchi, ai denti. I vantaggi sono rappresentati dal costo ridotto e dalla semplicità di esecuzione.
Gli svantaggi sono determinati dal trasferimento di ulteriori carichi ai denti naturali di ancoraggio, alle gengive e all’osso sottostante, accelerandone l’appiattimento.
Naturalmente essendo una protesi mobile è necessario tenere presente lo scarso risultato estetico e l’inevitabile problema di ingombro della protesi.



PERDITA DI TUTTI I DENTI soluzione C

Nel caso di edentulia totale (perdita di tutti i denti), la sostituzione dei denti persi con protesi totali (dentiere tradizionali) è spesso poco accettata, a causa della scarsa stabilità delle stesse.

Anche in questi casi l’implantologia può essere di grande aiuto; si possono infatti utilizzare due o più impianti come ancoraggio delle dentiere ( Overdenture) o addirittura si possono utilizzare cinque o più impianti come supporto di una protesi fissa (Toronto) oppure inserimento di un numero di impianti idonei a sostenere una fissazione in ceramica, come nel caso protesi fisse su impianti tipo ALL-ON-FOUR (vedi chirurgia computer-guidata). Il numero di impianti necessari e le soluzioni migliori vengono valutate per ogni singolo caso.

FISSAZIONE IN CERAMICA

         


OVERDENTURE

          


TORONTO BRIDGE

          


Chirurgia computer-guidata

Tutte le situazioni di edentulia sia parziale che totale possono essere affrontate con una chirurgia computer-guidata; la quale, attraverso una pianificazione personalizzata con software dedicati, consente di inserire impianti,anche con inclinazioni particolari, in modo da ovviare alle limitazioni anatomiche più comuni, ed in modalità flap-less, cioè senza incisione d’accesso alla cresta alveolare. La pianificazione su computer consente di costruire, con una adeguata precisione, una dima chirurgica, ricavata da una protesi mobile costruita in precedenza sulla ceratura diagnostica del caso; che presenta delle boccole nel luogo dove deve essere inserito l’impianto.
Con tale sistema è agevole inserire da 1 a 8 impianti con la medesima dima chirurgica.
A tale metodica difficilmente sono associabili interventi di rigenerazione ossea di qualsiasi tipo; bisogna valutare caso per caso, in fase di diagnosi, se fossero necessari interventi di incrementi di cresta ossea verticali o orizzontali vanno eseguiti in precedenza
Il protocollo ALL-on-four con chirurgia guidata permette di inserire 4 impianti, posizionati in zona canina e secondo premolare, con una protesi tipo TORONTO avvitata; tale protesi in alcuni casi può essere anche caricata immediatamente, cioè i denti possono essere posizionati e funzionanti in arcata nella stessa seduta dell’inserimento degli impianti.



Le cure alternative

Dentiere convenzionali – Oltre ai problemi di stabilità che si presentano soprattutto per l’arcata inferiore, queste protesi trasmettono tutto il carico masticatorio alle gengive e all’osso sottostante determinandone un lento ma inesorabile riassorbimento, da cui deriva un continuo peggioramento della stabilità della protesi ed una maggiore difficoltà nel prospettare un intervento con impianti.



IMPLANTOLOGIA E RIGENERATIVA OSSEA

Spesso nei casi in cui siano presenti gravi atrofie ossee per le quali sia impossibile l’inserimento dell’impianto, si rendono necessarie delle manovre di ricostruzione ossea.
In questi casi i piani di trattamento risultano più complessi nella loro esecuzione, infatti di frequente bisogna intervenire con l’inserimento di materiali biomateriali per favorire la ricrescita ossea in aggiunta ad osso prelevato nello stesso sito operatorio( osso autologo)
Gli interventi che vengono più frequentemente utilizzati sono:
- il rialzo del seno mascellare per l’arcata superiore
- l’utilizzo di membrane riassorbibili in aggiunta a innesti ossei autologhi/eterologhi
- l’utilizzo di membrane non riassorbibili in aggiunta ad innesti ossei autologhi/eterologhi
Le tecniche illustrate possono essere utilizzate contemporaneamente all’inserimento degli impianti oppure prima dell’inserimento degli impianti stessi una volta ricostruita la parte ossea mancante.
Bisogna sempre tenere presente che più si rende complesso l’intervento di implantologia con l’utilizzo di metodiche di ricostruzione ossea e maggiori possono essere le possibilità di fallimento, anche se le tecniche innovative attuali, rendono quasi minime le possibilità di fallimento.
Importante anche far notare che eventuali fallimenti possono spesso essere rimediati con ulteriori interventi correttivi.


IMPLANTOLOGIA A CARICO IMMEDIATO

Gli studi attuali riguardanti l’implantologia moderna hanno definito alcuni principi riguardanti il carico immediato implantare.
In alcuni casi in cui esistono le indicazioni e’ possibile caricare immediatamente con il manufatto protesico(denti) gli impianti inseriti.
Esistono studi a distanza di anni che reputano tale procedura una tecnica implantare efficace con dei risultati esattamente sovrapponibili alla metodica standard.
Nel caso in cui si verifica accidentalmente una perdita degli impianti inseriti, risulta possibile sostituirli con un nuovo trattamento implantare, a correggere la complicanza verificatasi.

COSA SUCCEDE QUANDO UN IMPIANTO NON SI OSTEOINTEGRA?

Durante la seconda fase chirurgica quando gli impianti vengono uniti ai pilastri protesici provvisori, ogni impianto viene valutato radiograficamente e clinicamente per la sua stabilità.
Ogni impianto instabile o con segni radiografici di mancata osteointegrazione ( mancata unione con l’osso) viene immediatamente rimosso.
La piccola cavità ossea che rimane dopo il fallimento implantare (simile a quella di un’estrazione dentale) viene utilizzata immediatamente o a distanza di qualche settimana come nuovo sito per un nuovo e più largo impianto, in modo da aumentare le possibilità di integrazione.

La maggior parte dei fallimenti di ogni singolo impianto (4%) avvengono immediatamente ( seconda fase chirurgica) o dopo i primi mesi di funzione masticatoria, mentre i fallimenti tardivi sono estremamente rari (1%).
Ricordate che non esiste rigetto perché il titanio è completamente compatibile con l’osso umano, l’eventuale fallimento è da attribuirsi, come visto sopra, ad una non riuscita unione fra osso e superficie implantare; se vengono posizionati più impianti, il fallimento di una singola vite non pregiudica, nella maggior parte dei casi, il lavoro finale; se l’impianto era destinato ad un singolo elemento dentale questo può sempre essere ripetuto.


QUALI POSSONO ESSERE I RISCHI O LE COMPLICANZE TARDIVE DELLE PROTESI SU IMPIANTI?

Le complicanze delle protesi supportate da impianti sono rare. Possono però verificarsi negli anni inconvenienti di carattere infiammatorio o meccanico.

1. In caso di inadeguata igiene orale gli impianti, come i denti naturali, possono andare incontro a fenomeni di infiammazione causati dalla placca batterica e dal tartaro.
Le infezioni dei batteri della placca (peri-implantiti) non trattate possono progredire fino alla perdita dell’impianto.
Per prevenire questa complicanza sono necessari controlli professionali periodici ed un’adeguata igiene orale domiciliare.



2. Alcuni tipi di protesi vengono fissate agli impianti con delle viti.
La prolungata funzione di queste piccole parti meccaniche può provocarne lo svitamento e talvolta delle fratture.
In tal caso si deve immediatamente procedere alla sostituzione di questi elementi in modo da non creare danni diretti agli impianti.
Quindi è molto importante che il paziente richieda subito una visita di controllo in caso di instabilità della protesi.

3. Le protesi definitive in pazienti totalmente privi di denti possono comportare modificazioni di carattere estetico, fonetico e funzionale.


POST-OPERATORIE

• La sera precedente l’intervento è necessario iniziare la terapia antibiotica (Augmentin 1 g ogni 8 ore oppure Ambramicina 250mg ogni 6-8 ore) indicata dal chirurgo.
Ricordatevi di assumere una dose di antibiotico 1-2 ore prima dell’inizio dell’intervento.
La terapia deve essere continuata per 7 giorni.

• Dopo l’intervento e 4 giorni successivi è necessario assumere un farmaco antinfiammatorio, antiedemigeno e antidolorifico (Orudis, Aulin, Oki 1 bustina ogni 8 ore).

• Nei 7-10 giorni seguenti l’intervento devono essere eseguiti 2 sciacqui al die con un collutorio contenente clorexidina allo 0.2% (Dentosan, Corsodyl o Broxodin). Il collutorio deve essere usato puro e mantenuto in bocca per un intero minuto.Dopo una settimana di utilizzo costante di clorexidina possono comparire pigmentazioni brune sulla lingua e sui denti che scompaiono totalmente con la sospensione del trattamento.
Attenzione!!!!!! La clorexidina è l’unico farmaco attualmente disponibile in grado di controllare la placca batterica dopo interventi chirurgici, diffidati quindi di prodotti proposti in alternativa ai sopraelencati.

• Durante le ore immediatamente successive all’intervento bisogna evitare cibi caldi e solidi.
L’applicazione della borsa del ghiaccio, per 30 minuti ogni ora durante la prima giornata, è
molto importante per controllare il gonfiore.

• Nei giorni successivi l’intervento non bisogna svolgere attività fisiche pesanti perché queste
aumentano la circolazione del sangue favorendo il gonfiore ed il sanguinamento della ferita.

• Il fumo e l’assunzione di alcolici sono stati associati a percentuali di successo inferiori ed a maggiori difficoltà di guarigione dei tessuti gengivali. Devono pertanto essere evitati o drasticamente ridotti almeno durante i 10 giorni successivi l’intervento.
In particolare numerose ricerche internazionali hanno ampiamente dimostrato che nei forti fumatori (20 o più sigarette) le percentuali di successo calano sino all’80-85%.

• Il dolore, solitamente lieve e limitato alle poche ore successive l’intervento,viene agevolmente controllato dalla terapia antinfiammatoria prescritta; solo in rari casi è necessario ricorrere a farmaci antidolorifici puri (Novalgina 20-25 gocce 2-3 volte die).
Non usare antidolorifici contenenti acido acetilsalicilico (aspirina, cemirit e altri) perché favoriscono il sanguinamento.

• In molti casi si verifica a distanza di 2-3 giorni un rigonfiamento del viso nella zona attigua a quella dell’intervento che può anche essere notevole ed accompagnato da ematomi (lividi); queste manifestazione sono assolutamente normali e non devono allarmarvi, nell’arco di una
settimana sia gli ematomi che il gonfiore tenderanno a sparire.

• Nel post-intervento si possono verificare piccole perdite di sangue nella zona dei punti di sutura. In questi casi è necessario esercitare una leggera pressione sulla parte, introducendo in bocca un tampone di garza bagnata e serrando delicatamente la bocca. Evitare di sciacquare la bocca frequentemente e con forza in modo da facilitare la formazione di un adeguato coagulo.

• In casi molto rari in cui si opera in mandibola, all’interno del quale passa il nervo alveolare inferiore, possono rimanere dei leggeri formicolii al labbro e al mento. Tali sintomi sono determinati da fenomeni infiammatori post-operatori del nervo stesso e regrediscono lentamente.

• Le vecchie dentiere o protesi mobili non possono essere usate per 10-15 giorni dopo l’intervento. Prima di poter essere nuovamente inserite in bocca devono comunque essere ribasate ed adattate alla nuova situazione. L’uso anticipato di una protesi mobile può compromettere gravemente la guarigione dei tessuti gengivali.

• Perché il successo degli impianti sia duraturo nel tempo è necessario che il paziente esegua un’adeguata e scrupolosa igiene orale domiciliare e si sottoponga a costanti controlli nel tempo con sedute di igiene orale professionale.

 
Dott. Antonio Tosciri P.I. 01086300330
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